Tarte Tatin: storie scritte su seta

In un’assolata mattina milanese, tra una fetta di red velvet e un centrifugato di frutta per dare una parvenza di salutismo, inizio a chiacchierare con Valeria, fondatrice e anima di Tarte Tatin. Cos’è Tarte Tatin, oltre a uno squisito dolce francese? È un piccolo marchio, nato circa un anno e mezzo fa, che crea foulard, camicie, stole, tutte in seta pregiatissima, tutte rigorosamente Made in Italy, tutte con coloratissime stampe nate dalla mano degli illustratori con cui collabora.

Valeria mi racconta di come è arrivata a Tarte Tatin: gli studi in Conservazione dei beni culturali, specializzazione in Rappresentazione audiovisiva e multimediale, Master in Copywriting e comunicazione pubblicitaria e varie esperienze lavorative nell’organizzazione di mostre internazionali, in aziende di abbigliamento per bambini come copywriter e in agenzie di comunicazione. Tante tappe di un percorso che potrebbe sembrare eterogeneo, e invece no, somma tutte le passioni della vita di Valeria: l’arte, la moda, il design, la voglia di raccontare storie.  E la porta fino a qui, fino a Tarte Tatin. Il cui claim è, non a caso, “Silk stories to wear”. Non solo abbigliamento, non solo illustrazioni ma anche desiderio di raccontare. Cosa racconta? A volte, spesso, storie d’amore. Come quella di Irina, l’intrepida ballerina, una storia in punta di scarpette e raccontata in rima. Valeria mi mostra la stola su cui è stampata questa illustrazione, la cui creatrice è Gaia Stella, e mi fa notare come Irina, dopo molti volteggi e piroette riesce infine ad incontrarsi al centro della stola con Gigi, il danzatore delle Fiji, per coronare il loro amore. Insomma, non si indossa solo un foulard, si aiutano due innamorati a compiere il loro destino.

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Stola con illustrazione “Irina, l’intrepida ballerina”, di Gaia Stella
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Camicia con illustrazione “Irina, l’intrepida ballerina”, di Gaia Stella

Come abbiamo già detto Tarte Tatin è un punto d’incontro tra l’arte e la moda. Ad oggi sono 5 gli illustratori, tutti italiani anche se con fama internazionale, che hanno collaborato con le loro creazioni: Lisa GelliClaudia PalmarucciMichele Rocchetti e Gaia Stella e Philip Giordano. Il processo di creazione avviene a quattro mani, o forse, sarebbe meglio dire, a due teste. L’idea e il suo svolgimento vengono pensati, elaborati e sviluppati da Valeria insieme con gli illustratori i quali poi danno forma e colori a ciò che si è immaginato, pensato, sognato. E i colori, beh si i colori sono molto importanti. Ognuno interpreta l’estetica del marchio a modo suo ma alla base c’è giocosità, vivacità e anche tanta dolcezza. Valeria mi ripete un paio di volte l’aggettivo zuccheroso per parlare delle sue creazioni. Io aggiungo anche delizioso. Delizioso agli occhi ma anche al tatto.

“Ottavio, il pavone ottanio” di Philip Giordano
Foulard “Bosco” con illustrazione di Lisa Gelli

Eh già, anche il tatto vuole la sua parte. Creazioni di questo tipo non potevano che essere stampate sulla regina dei tessuti: la seta. E quando si parla di seta non si può far altro che andare in pellegrinaggio a Como, città che, nonostante l’agguerrita concorrenza estera, continua ad essere la capitale mondiale di questo pregiatissimo tessuto. Inutile cercare altrove. E infatti Valeria si è rimboccata le maniche fino a che non ha trovato l’azienda giusta per lei, giusta per mettere nero su bianco, anzi colore su seta, il suo progetto. Che non è così semplice come si possa pensare. Portare un’illustrazione dalla carta o dal digitale alla seta può essere a volte deludente, e il risultato può non essere per niente simile a quello che ci si era immaginati nella propria testa. Sono necessarie prove su prove prima di ottenere la perfezione. D’altronde non è sempre così?

Devo ammettere che Tarte Tatin mi ha intrigato fin da subito, ho capito immediatamente che condividevamo le stesse idee su molti temi. Per esempio sulla fast fashion, alla quale avevo dedicato un post qualche mese fa, con la speranza di convincere le lettrici di questo blog a ricorrere sempre meno a capi super economici in favore di altri di migliore qualità. Viste le premesse Tarte Tatin non poteva che essere d’accordo con me: materiali pregiati rigorosamente fatti in Italia, attenzione al dettaglio, capi fatti per durare molto più di una stagione. Non a caso infatti Tarte Tatin fa parte di Not Just A Label, piattaforma con base a Londra che promuove designers non convenzionali e che credono nella trasparenza del processo produttivo. Ma non solo: è stata inserita tra le Black Sheep di NJAL, ovvero tra quei designers che più di altri si sono distinti per creatività ed innovazione. Inoltre, sempre Not Just A label, ha selezionato Tarte Tatin, insieme ad altri 49 designers, per un video che è stato proiettato durante la conferenza internazionale di Condè Nast sul tema “Mindful Luxury”.

Alla base c’è quindi un’idea di moda molto diversa da quelle che produce ormai sei collezioni all’anno (o forse di più, tra pre-collezioni e resort ho perso il conto) e che sforna capi a gettito continuo. È l’esatto contrario, è la slow fashion, è qualcosa che compro oggi e che rimarrà con me per sempre.

E per sempre infatti mi terrò ben stretta l’adorabile cravattino con l’illustrazione “Il Circo”. L’adorabilità inizia dalla confezione e dal logo, con il pavone di Philip Giordano con il quale ho avuto un colpo di fulmine, e continua con il nome del brand scritto in rosa e in corsivo, un ricordo dolce dolce da quaderno di scuola elementare.

Cravattino in seta con l’illustrazione “Il circo”, di Claudia Palmarucci e Michele Rocchetti

Tarte Tatin vende online ma anche, a ribadire ancora di più il legame stretto con l’arte, in negozi di design e bookshop di gallerie e musei. Inoltre, fino a qualche giorno fa, un foulard con stampa di Philip Giordano era esposto al 121+ di Via Savona a Milano, accanto alle creazioni di altri illustratoriCome a dire: stai indossando molto di più di un semplice foulard, indossi un’idea e una storia bellissima.

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La mostra “Alla faccia” al 121+ di Milano a cui ha partecipato anche Tarte Tatin con un foulard illustrato da Philip Giordano

E infine, prima di salutarci, chiedo a Valeria ciò che forse verrebbe spontaneo chiedere all’inizio: perché la scelta di chiamarsi Tarte Tartin? Questo dolce, si sa, è di fatto una torta di mele capovolta, nata da un errore di una cuoca francese, ma non per questo meno gustosa e oggi diventata un classico della cucina d’oltralpe e non solo. Il capovolgimento è la chiave: cambiare punto di vista spesso porta a scoprire cose fantastiche. E la torta di mele contiene in sé anche i valori condivisi dal marchio: gli ingredienti genuini, il fatto che sia fatta in casa con cura e da mani esperte. Intorno a questi dolci ci si riunisce, magari seduti al tavolo della cucina, condividendo il momento e raccontando storie. E poi, ci voleva un nome delizioso, no?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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