I trucchi per riconoscere un capo di qualità

In un post di qualche mese ho tentato di convincervi a rinunciare allo shopping compulsivo di capi low cost e ad investire il vostro budget in abiti di migliore qualità. Detto fatto? Beh non proprio. Come si fa a riconoscere, a valutare il reale valore dei capi d’abbigliamento? Ormai sappiamo che non possiamo fidarci del prezzo: l’equazione prezzo alto = qualità alta non è sempre corretta. Molto spesso fattori come il marketing o le mode del momento incidono sensibilmente, facendo lievitare il prezzo di un bene (e questo vale per qualsiasi settore) senza che questo rispecchi realmente la qualità di ciò che stiamo comprando.

Eccovi quindi alcuni trucchi per potersi destreggiare con abilità tra magliette e pantaloni. Per essere il più precisa ed esaustiva possibile, ho chiesto l’aiuto di un’esperta: Elena, sarta per passione, che ha tentato di introdurmi al mondo della sartoria con scarsi risultati (non per colpa sua, ma per la totale mancanza di manualità da parte mia). Date un’occhiata al suo blog per scoprire le sue ultime creazioni!

Controllare l’etichetta del materiale

etichetta-abito

Pare banale ma questo è il primo passo per sapere cosa stiamo per comprare. Poliestere e acrilico dovrebbero essere banditi dai nostri armadi: questi tessuti sintetici non solo tendono a rovinarsi velocemente (soprattutto il poliestere che forma i pallini) ma, poiché non lasciano traspirare la pelle, provocano sgraditi odori. Tra i materiali sintetici la viscosa è, almeno per me, la migliore alternativa a quelli naturali. Cotone, lana e seta sono sempre da preferire, ma anche in questo caso non tutti i materiali sono uguali. E non dimenticherei anche il lino, nonostante la sua tendenza a stropicciarsi è fresco e piacevolissimo d’estate.

Il materiale/1: cotone

Scegliamo quindi di comprare tessuti naturali, primo tra tutti il cotone. Ma come è possibile che il prezzo di una maglietta in cotone possa oscillare dai 5 ai 100 euro? Le variabili sono molte ma sicuramente la qualità del tessuto incide. Come riconoscere quindi un buon cotone? Una trama fitta è già un buon punto di partenza e possiamo verificarlo guardando il tessuto in controluce: facendolo non dovrebbe passare la luce. Anche i coloranti incidono: i migliori, e più costosi, sono i più resistenti ai lavaggi. Di conseguenza se un capo colorato non può essere lavato a una temperatura medio-alta vorrà dire che i coloranti usati non sono di buona qualità. Quindi si scolorirà prima. Questi sono consigli che normalmente si applicano per il cotone usato per la biancheria di casa, ma utili anche per l’abbigliamento. Ovviamente esistono anche tipi di cotone leggeri, per cui il fatto che la trama non sia fitta o che passi luce potrebbe essere voluto. Il cotone più pregiato e apprezzato è quello egiziano, anche se difficilmente troveremo sulle etichette la provenienza del materiale.

Ed Elena aggiunge:

“Un altro dettaglio che incide sulla durata del capo è la ritorcitura del cotone: un filato ben ritorto è, paradossalmente, di titolo più sottile rispetto a quelli di bassa qualità.

Per quanto riguarda i coloranti, è sempre importante considerare anche l’impatto ambientale della creazione dei tessuti. Molto spesso il filato viene tinto in Asia, dove i controlli sanitari e la regolamentazione ambientale sono inesistenti: addirittura, alcune componenti chimiche da noi considerate altamente cancerogene in Cina sono ritenute solo blandamente irritanti…

I danni, ovviamente, non sono “solo” per le persone che lavorano nelle manifatture: l’ecosistema subisce serie ripercussioni a causa del fast fashion. Un bellissimo documentario che spiega tutti gli annessi e connessi della moda “vesti e butta” è THE TRUE COST “.

Il materiale/2: lana

gomitoli-lana

Vogliamo acquistare un maglione di lana: come facciamo a sapere se è di qualità? Per esempio verificando se l’etichetta riporta la dicitura “pura lana vergine”. Perché vergine? Perché vuol dire che non è stata riciclata. Spesso infatti maglioni e abiti vengo disfatti, la lana viene lavata e riutilizzata per nuovi capi, riducendo di molto i costi di produzione. Comprare capi con lana riciclata per alcuni potrebbe però rappresentare una scelta etica: Patagonia infatti produce abbigliamento usando materiali riciclati proprio per diminuire l’impatto sull’ambiente. L’importante è fare una scelta consapevole

Altro punto importante che sottolinea Elena:

“E’ importante verifica anche la PERCENTUALE di lana: sempre più spesso si acquistano maglioni in mix di fibre… il che non è sempre un male. Un filato di lana e seta riesce ad unire le proprietà di entrambi i materiali per generare un materiale nobile, luminoso e duraturo. Filati dove la lana è mixata con il sintetico, ovviamente, sono meno pregiati.”

Verificare le certificazioni

Risultati immagini per Woolmark

Elena porta un punto interessante alla mia attenzione: le certificazioni del tessile.

“In Europa entra solo merce con la documentazione doganale in regola (parto dal presupposto che la gente abbia buonsenso e NON ceda alla tentazione di acquistare da e-commerce di dubbia fama), quando si compra un capo di vestiario molto cheap è buona norma lavarlo un paio di volte.

Se, nonostante tutto, vogliamo farci recapitare vestiti da paesi esotici (quindi senza il paracadute dei meravigliosi controlli grazie ai quali mamma UE si assicura che non veniamo in contatto con materiale nocivo), è da verificare se il produttore si fregia del marchio OEKO TEX . No Oeko, no buono.”

Nel caso specifico della lana il marchio Woolmark certifica che il materiale usato per produrre quel capo è pura lana e, come dicevamo prima, è vergine, quindi non prodotto di riciclo. Per quanto riguarda il cotone ci si può affidare a Filoscozia®  , che certifica un filato di altissima qualità; si tratta di un marchio italiano depositato in oltre 40 paesi. Se invece decidessimo di comprare solo capi prodotti con materiale di origine biologica dovremmo controllare la presenza della certificazione Global Organic Textile Standard.

 

Per i prossimi punti mi sono affidata totalmente a Elena: chi ha a che fare quotidianamente con tessuti e macchine da cucire sa bene cosa controllare in capo d’abbigliamento.

Controllare le cuciture

Risultati immagini per cuciture camicia

I vestiti assemblati con la tagliacuci (ovvero macchine che permettono di tagliare e di rifinire il tessuto in contemporanea) sono un must del Fast Fashion: veloce, non preciso, non curato. Un classico è trovare fili non tagliati, qualche buchino (derivante da aghi vecchi o non adatti a quel particolare materiale), punti che saltano sul fondo delle t-shirt…

Una buona cucitura regge nel tempo ed è gradevole a vedersi: le vecchie sarte dicevano sempre che l’interno di un capo deve essere più bello dell’esterno.

Controllare la corrispondenza dei motivi

Foto: tillyandthebuttons.com

Per far combaciare righe, quadrati, disegni…bisogna buttare un sacco di stoffa.  SEAMWORK MAG, una delle risorse online preferite dalle sarte ha dedicato un piccolo articolo alla questione: “How to match plaids, stripes and large patterns“. BUY EXTRA FABRIC (ovvero comprate della stoffa in più) è uno dei primi consigli che vengono dati! 

E’ semplice capire che, per chi produce abiti “in economia”, questo significa spese di troppo. Tentare di far combaciare un classico plaid alla Burberry può tranquillamente portarti a raddoppiare il fabbisogno di tessuto per una gonna o un cappottino.

Vi sentite compratrici un po’ più informate adesso? #ComprareMenoComprareMeglio

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